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Ski and Sail sul monte Kvitfjellet, Norvegia - Foto: Umberto Isman
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Ski and Sail sul monte Kvitfjellet, Norvegia Foto: Umberto Isman

Ski and Sail

Un viaggio emozionante dalle acque dei fiordi alle cime innevate, raccontato da chi l'ha sperimentato in prima persona.
© Umberto Isman
Testo e immagini di Umberto Isman

L'operatore si chiama Contrast Adventure, un nome un programma. Ski and sailing si chiama il nostro tour, sci e navigazione, quasi un ossimoro.

Non qui però, vicino a Molde, appena a nord di Bergen, a circa un quarto della costa norvegese partendo da sud. Norvegia terra di contrasti, appunto, dove mare e montagna si fondono, alto e basso si toccano, neve e acqua salata si compenetrano, ski and sailing divengono un connubio perfetto.

Anche le nostre guide pare che rispettino la regola; entrambi hanno un nome doppio: Tor Olav e Hans Christian. Come se Tor e Hans, guide alpine di provata esperienza, togliendosi sci e scarponi si trasformassero in Olav e Christian, marinai di lungo corso alle prese con cime e scotte. Solo Jon, il capitano, non ha due nomi, ma lui non abbandona mai il suo prezioso e ultramoderno tredici metri in alluminio.

Voliamo su Molde, con scalo a Copenaghen e a Oslo. Ad attenderci Tor Olav, che ci accompagna rapidamente al porto, dove ci attende il resto della ciurma. Pochi essenziali convenevoli e partiamo. Tempo uggioso, navigazione a vista coadiuvata da sofisticate apparecchiature Gps e Sonar. È ciò che richiedono i tormentati fiordi norvegesi.

La navigazione

La meta è Åndalsnes, cittadina costiera a metà dell'Isfjord. Ormeggiamo la barca al pontile del piccolo porto. Sarà la nostra base per un paio di giorni.
La prima gita è allo Smørbottfjellet, una cima sul lato opposto del fiordo. Quest'anno, al contrario che sulle Alpi, c'è poca neve e a questa latitudine non arriva fino al mare, salvo che in casi particolari. Un comodo servizio taxi ci porta in un quarto d'ora ad inforcare gli sci.

Lo sci

Il tempo non è dei migliori. Nevischia, e un fastidioso vento a raffiche solleva mulinelli di aghi ghiacciati che ci costringono a chiudere anche i più reconditi e sconosciuti laccetti e cerniere dei nostri gusci in goretex. Tipico tempo norvegese, con una variabilità superiore a quella cui siamo abituati dalle nostre parti. Una variabilità che induce sempre ottimismo, di cui del resto abbiamo già una scorta generosa.

Se fossimo sulle montagne di casa forse rinunceremmo, ma qui il pensiero manco ci sfiora. Saliamo tra la rada e bassa vegetazione fino a quando il pendio diviene più ripido. Tor e Hans incedono sicuri, nonostante le raffiche che fanno perdere l'equilibrio e la visibilità prossima allo zero. Del resto sono a casa loro, poco più difficile che alzarsi la notte e al buio infilare la porta del bagno. Si mettono però nei nostri panni, o, meglio, nei panni di uno scialpinista medio poco abituato alle condizioni meteo norvegesi. Decidono di fermarsi a una mezz'ora dalla cima, accontentando però solo una parte del gruppo. Nonostante il nevischio e gli occhiali appannati, i miei occhi piantati in quelli di Tor sono eloquenti. «Vuoi andare in cima?», mi domanda. Basta un cenno del capo. Senza di lui non saremmo in grado di proseguire, ma Tor qui ne sa più di un gps. Su quella che fideisticamente apprendiamo essere la vetta, in ginocchio per resistere al vento, togliamo le pelli e agganciamo gli attacchi.

La discesa è sulle uova, sempre con il buon Tor ad illuminarci la via.

Raggiungiamo gli altri e le curve diventano più distese e divertenti.

La barca ci attende, solo per una pausa di ristoro. Un breve tragitto in auto e siamo al cospetto del Trollweggen, una parete di roccia alta 1.800 m, di cui 1.000 assolutamente verticali. Qui si sono svolte imprese alpinistiche che rientrano nell'epica internazionale.

Di nuovo nelle acque dei fiordi...

Il giorno seguente sconfigge ogni forma di ottimismo: una pioggerellina fine e insistente ci inzuppa a fondo dopo neanche mezz'ora di marcia nella poltiglia nevosa. Ne approfittiamo per mollare gli ormeggi e spostarci in fondo all'Eresfjord. Nonostante il maltempo ci godiamo la navigazione, sempre più consci di quanto il binomio barca e sci sia straordinariamente affascinante e soprattutto logico e azzeccato.

L'Eresfjord è tutto per noi. Approdiamo solitari ad un vecchio molo in legno circondato da variopinte casette che, se mai la nostra mente si fosse estraniata a rincorrere i profili delle montagne, ci ricordano all'istante che siamo in Norvegia. Passiamo una serata multimediale, tra una passeggiata magicamente silenziosa nel piccolo villaggio e il racconto fotografico delle mirabolanti avventure di Tor Olav e Hans Christian sulle montagne norvegesi. 

Ancora con gli sci ai piedi...

Kvitfjellet si chiama la nostra ultima meta, ancora nella bufera penseranno gli scettici. E invece no, giornata di quelle che ti si stampano nel cervello. Sole, aria limpida e, ciliegina, una spolverata di neve caduta nella notte. Difficile anche da raccontare senza sminuirne le emozioni.

Seguiamo un lungo costone innevato che si protende verso la cima del Kvitfjellet e oltre. Prima costeggia l'Eresfjord e poi l'Eikesdalsvatnet, un grande lago con una forma simile a quella del fiordo. E' impossibile capire la differenza dall'alto, bisognerebbe scendere e assaggiare l'acqua. Già, assaggiare, l'unico modo per comprendere il fascino di questi luoghi.

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Ultimo aggiornamento: mercoledì 5 marzo 2014
L'Eresfjord, Norvegia - Foto: Umberto Isman
L'Eresfjord, Norvegia
La salita verso la cima del monte Kvitfjellet, Norvegia - Foto: Umberto Isman
La salita verso la cima del monte Kvitfjellet, Norvegia
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Ski and Sail sul monte Kvitfjellet, Norvegia - Foto: Umberto Isman

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Un viaggio emozionante dalle acque dei fiordi alle cime innevate, raccontato da chi l'ha sperimentato in prima persona.

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Fonte: Visitnorway

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